mercoledì 14 luglio 2010

La volpe

Ho rimorchiato
una volpe ubriaca
senza principi o princìpi
piccoli o grandi
che l'aspettassero su qualche pianeta remoto.
Non è stata questione di rose
o di campane di vetro
né di appostamenti
a notte inoltrata

è stato piuttosto
il lampo
in quattro parole e poi
l'ascesa.

(dicembre 2009)

mercoledì 24 marzo 2010

Popoli refrigerati

I
Popoli refrigerati
ready made
sguardi proni
al senso comune:
anche in gabbia
si sballa
anche al buio si crede
di vedere

II
Niente paga
il crimine di vivere un attimo ancora
a perdere

III
Esistenze si sfiorano
lungo una pentatonica
e un paraocchi in più
rosa confetto
che mai sarà?
I sensi di marcia
sono sempre doppi
un dare-avere ognuno
lungo il proprio binario
e chi
ti muore accanto di fame o di
desiderio
"Chi è? Non l'ho mai visto!"

IV
Ogni vetta dello spirito è musica
d'organetto o il nome
esotico
di un cocktail alla moda
mentre
all'estrema periferia
di un campo visivo ai limiti
del parossismo acustico
c'è chi recluta
scientemente
l'incomprensione ad ogni costo

V
Questa notte
chino su una panchina
Eraclito
in braghe di tela
piangeva per il suo stile
sentenzioso;
c'è da capirlo:
certi fonemi
semiticus way
non li avrebbe
mai e poi mai
neanche lontanamente
immaginati

martedì 19 gennaio 2010

Un'altra sera

Siete fidanzati
questo è certo
lo dicono perfino i bottoni
del tuo cappotto

Sogni espunti
dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza
televisiva
per impremere
un ricordo formato VHS

Quel'è il problema?
il mio non lo trovo
se non in ulteriori serate trascorse
a piedi
lungo strade scoscese di altre coscienze

Qual'è il prezzo
per essere stati
innamorati
alla prima stretta di mano
al primo contatto
della tua vita sui miei polsi
alla tua prima
domanda
fuori luogo?

Intanto una ragazza
mi parla di filosofia
con in mano un pezzo di carta
bianco
immacolato
spento contro una luce fluo

Il cielo è sempre più blu

"il cielo è sempre più blu"
anche quando
l'occhio di Dio
ti guarda
da una bottiglia d'assenzio

Avrei potuto

Avrei potuto incontrarti altrove
oltre queste ombre tandori
scaldate da mille mani.
Avrei potuto incrociare il tuo sguardo dipinto
lontano
da una mostra su Tiepolo:
ti avrei riconosciuto una
più vera.

Fugge in mille volute la tua sagoma bionda
i tuoi occhi chiusi
fendono la notte.

A fucking hug

E pensare di essere al sicuro
in un rapporto stabile
all'ombra di un altro
tenero abbraccio
ma poi capire
tutto d'un tratto
l'estremo fascino
di un nuovo sport violento.

giovedì 15 ottobre 2009

Poem

I.

E allora,
angelo mio,
dimmi tu chi devo essere,
come devo stare,
verso dove stiamo andando,
nel buio e nella luce dei giorni,
nel secolo stanco che trascolora,
nei solchi di vita che malgrado tutto
ci accolgono
ci straziano
per farci germogliare ancora
e ancora

questa vita consuma
brucia
più del pianto
più del mal di testa
più di quelle sere che non sai
più di tutto questo tempo
in cui non mi hai visto
più di tutto quel tempo
in cui non sai
chi fossi o quanto dolore
mi sia passato addosso
più di un disagio
che non sai dire
per mesi e mesi
per anni
e non sai chi guardare
e non sai che dire

ma adesso
rialzare la testa
ti sembra facile?
Liberami,
da questo caos del tempo
da questo vento bastardo
che frange i sogni
dal senso della realtà
che sbriciola le cose

Ma non ci sono angeli?
Solo attori e parrucche?
Caos e casi della vita,
che non impareremo mai,
a leggere?
Che mi vuoi dire in questa mancanza?
Che mi vuoi dire dopo questo tempo
di vuoto pneumatico?

Ancora e ancora cercare
di imparare a vivere
infine?


II.

Ti ho sognata nascosta
nei doppi fondi di questa esistenza
mentre sbriciola e lascia cadere
attimi
come se piovesse
ma invece
è soltanto un altro giorno
dopo un altro
e un altro

Dov’eri quando il sole
scendeva lento
sulla campagna
quando le ombre si
allungavano
quando il tempo non era più tempo
ma aria fresca e profumo
di fiori?

Ti ho cercata oltre la soglia dei giorni
dentro l’acqua salata di molte esistenze
perso nel fumo denso di certi locali
con gli occhi
pieni di lacrime
tra il freddo e i lampioni al neon di certi parcheggi.

Cosa pensai quando
ancora una volta
tardasti
questo non so dirlo,
ero abituato ormai
a tornare a casa da solo,
a sdraiarmi sul letto senza prendere sonno
pensando al volto che avresti potuto
avere e al profumo
di una grandiosa liberazione
dal caos.

Cento e cento giorni,
cento e cento notti,
mentre la voglia cresceva,
ma ancora
la tua immagine attesa
non tradiva che sprazzi
di cielo
o squilli d’uccelli
in volo.

Non pensai a segnare
una strada,
nel caso tu fossi tornata o
un’altra via
tra le nostre esistenze,
confidai, lo ammetto,
nel tuo sesto senso,
nel disegno complesso
della tua folta chioma.